Enrico Zucca è stato il pubblico ministero di Genova che ha condotto l'inchiesta sul pestaggio alla scuola Diaz durante il G8 e ha rappresentato l'accusa nel processo di primo grado, portando alla sbarra i vertici della polizia di stato. Ora che il governo vuole ridimensionare il ruolo del pm per affidare le indagini solo alla polizia giudiziaria è naturale sentire cosa ne pensa.
Dunque, dottor Zucca, partiamo proprio dalle indagini sulla polizia. Saranno ancora possibili, se a indagare dovrà essere solo la stessa polizia?
Quelle inchieste sono possibili se e quando ci sono autorità indipendenti che possono occuparsi di questi casi. Per definizione e struttura il pubblico ministero è questa autorità indipendente e quanto più ha autonomia nel sistema tanto più sono possibili indagini di questo tipo. Tutti i sistemi sono riluttanti a perseguire poliziotti e riconoscerne la responsabilità, a prescindere dal sistema penale che adottano o dalla maggiore o minore separazione tra indagini e accusa. Sono le statistiche mondiali a dire che la maggior parte di queste inchieste finiscono in clamorose delusioni. Il sistema fa fatica a riconoscere gli errori della polizia, perché farlo vuol dire riconoscere che chi indaga abusa, vuol dire esporre le debolezze di chi fronteggia il crimine.
Ma più in generale, può avere un senso distinguere le indagini dalla gestione dell'accusa?
L'unico sistema che ha una netta distinzione tra indagini e accusa è quello inglese. E' qui che nasce la concezione di pm come «avvocato della polizia», ma questo è un modello istituzionale, del tutto peculiare, tipico di un sistema che, per tradizioni storiche, non ha avuto un vero e proprio ufficio del pm. E' una peculiarità dell'Inghilterra e del Galles perché già la Scozia ha un pubblico ministero esattamente come lo intendiamo noi. Solo dal 1985 è stato creato in Inghilterra un ufficio della pubblica accusa, il Crown prosecution service, competente non a fare le indagini, ma a decidere se esercitare o no l'azione penale, iniziativa che prima di allora spettava alla sola polizia. Fino ad attribuire alle prosecuting autorithies poteri investigativi diretti.
Nelle scorse settimane, tutto il mondo ha discusso della sentenza De Mendes, il ragazzo brasiliano ucciso dalla polizia come «sospetto terrorista» perché stava scavalcando i tornelli della metro di Londra. Il Coroner non ha neppure ammesso l'accusa di omicidio...
E' una procedura profondamente diversa dalla nostra, quello del Coroner è un giudizio di diritto che precede il merito affidato alla giuria. Ma è vero che la sequenza di errori della polizia inglese, ha portato quel paese ad aprire una profonda riflessione sulla giustizia. Negli anni '80, l'Inghilterra ha ipotizzato la creazione di un ufficio del pm, dopo una serie spaventosa di errori di polizia, soprattutto nelle inchieste di terrorismo. Il caso più noto è quello dei Guildford four (citati nel film Nel nome del padre ndr) ma in molti altri casi si è scoperto che la polizia aveva manipolato le prove. E il bilancio sulla repressione dei crimini commessi dai poliziotti è assolutamente negativo, non è stato condannato nessun agente. Nessuno.
Dunque in quel sistema il primo problema diventa controllare la polizia?
Non è solo un parere. Le contraddizioni della giustizia inglese, a detta degli stessi operatori, sono talmente tante che da anni si parla di cambiare. Perché quel sistema funziona male soprattutto nella fase delle indagini. A metà degli anni '90 una commissione di riforma ha apertamente discusso se introdurre il sistema inquisitorio, quello del giudice istruttore, in un sistema che da millenni si basa sulla parità tra accusa e difesa. Insomma, vogliono tornare proprio all'impianto che ora l'Italia sta abbandonando. Tutti i sistemi penali sono in crisi, ma il sistema inglese è uno di quelli più in crisi. Si parla continuamente di riforma e lo si fa soprattutto con l'intento di limitare il ruolo della polizia. Alcuni giorni fa, un parlamentare dell'opposizione inglese è stato arrestato e interrogato senza che il «consulente legale» della polizia, il Crown prosecution service, fosse stato informato. Del resto il coordinamento delle indagini non spetta a lui. Lo ripeto: il sistema che ha creato l'avvocato della polizia lo sta abbandonando, perché non funziona.
Ma allora, secondo lei, perché la politica italiana pensa che quello sarebbe un sistema più equilibrato?
Mi pare chiaro che il punto a cui si vuole giungere è il controllo sulle scelte. Con l'idea che la polizia è soggetta alle proprie amministrazioni e dunque più controllabile, mentre il pm non lo è.
Anche il Pd dice apertamente che è necessario distinguere chi avvia le indagini, anche se si dovesse mantenere il coordinamento del pm.
E' un sotterfugio per dire che la polizia può essere sottoposta ad un controllo politico e che si può arrivare ad una azione penale discrezionale. Già oggi il poliziotto inizia la maggior parte delle indagini, non lo fa nel settore che riguarda la pubblica amministrazione, il più delicato. Se si toglie l'iniziativa al pm lo si fa per limitare il controllo di legalità.
Ma non c'è un problema di carenza di prove? Di indagini frettolose che coinvolgono la politica ma poi crollano?
C'è un problema di povertà probatoria diffuso e ben più esteso delle inchieste di cui si parla in questi giorni. Ci sono castelli giudiziari analoghi a quelli di Salerno o Catanzaro che tengono ad ogni vaglio e poi crollano ma nessuno si scandalizza, perché riguardano delinquenti o mafiosi. Già oggi la polizia è spesso molto grossolana nelle sue valutazioni.
Cosa pensa della vicenda di Pescara?
Credo che il passo indietro del gip abbia dimostrato che i contrappesi esistono già. E'chiaro che può esserci stato un errore, è un problema fisiologico. Ma non basta a giustificare una discussione sulla riforma della giustizia.