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La verità come instancabile, senza pace, costante ricerca
Federico Raponi
Fonte: Liberazione, 14 novembre 2010
14 novembre 2010

La verità come instancabile, senza pace, costante ricerca. «L'inizio deve essere folgorante» suggerivano a Carla Verbano quando parlava dell'intervista/racconto cui stava lavorando con il giornalista della cronaca romana del Corriere Della Sera Alessandro Capponi (che nel 2009, con il romanzo L'amore dei nudi, aveva vinto il premio come miglior esordiente italiano al Festival du Premier Roman di Chambéry). Il libro, sull'assassinio di suo figlio Valerio per mano di tre uomini, proprio per il fatto che sono rimasti ignoti è stato intitolato, di contro, Sia folgorante la fine ed è uscito ad inizio anno, in concomitanza del trentennale di uno dei più infami omicidi politici che questa città ricordi.
Studente del Liceo Archimede, militante del Collettivo Autonomo Val Melaina, Valerio Verbano era impegnato ad un dossier con nomi, luoghi, date, fotografie, appunti sui collegamenti tra gruppi armati dell'eversione nera, malavita organizzata, pezzi di apparati statali. Durante una perquisizione in casa sua, il dossier gli venne sequestrato. Quasi un anno dopo, il 22 Febbraio 1980, a tre giorni dal diciannovesimo compleanno di Valerio, con la scusa di essere suoi amici i tre si fanno aprire la porta dalla madre, legano e imbavagliano entrambi i genitori e aspettano il ritorno da scuola del ragazzo, al quale, dopo una colluttazione, sparano alla schiena uccidendolo. L'azione fu rivendicata dai neofascisti Nuclei Armati Rivoluzionari.
Quello che divenne noto come "dossier Verbano" sparì dagli archivi, ricomparendo infine tra le mani di Mario Amato, sostituto procuratore della Repubblica di Roma che si occupava di eversione nera dopo aver preso il posto del collega Vittorio Occorsio, ammazzato proprio dai neofascisti. «Da noi su Marte - afferma Carla nel libro, con amara ironia - avrebbe avuto la scorta e una squadra di colleghi con sé». Invece, a distanza di qualche mese morì assassinato anche lui. Inoltre, alcune prove dell'omicidio Verbano (tra cui un guinzaglio, un passamontagna e una pistola) vennero smarrite, altre distrutte, e l'inchiesta - riaperta comunque nel Febbraio scorso - finì nel fascicolo "atti contro ignoti". Mamma Carla nel frattempo ha imparato ad usare il computer, aprendo un sito WEB sul caso di Valerio con la semplice volontà di sapere chi è stato e perché, nella speranza che un giorno bussi nuovamente alla sua porta. Per dovere di memoria, Sia folgorante la fine arriva ora sul palcoscenico con Alessandra Magrini, alias AttriceContro (già attiva nel teatro civile come autrice e interprete di Se questo è un operaio, Partigiane della Libertà, Madama CIE), nel reading video-tearale Rosso vivo.
«Per noi militanti - ci spiega Magrini - la figura di Valerio è importante, perchè rappresenta un partigiano moderno, che ha lottato per un mondo migliore rimettendoci la vita a 19 anni. Avevo in mente da tempo di fare qualcosa su di lui, già citato nel mio spettacolo Partigiane della libertà. Poi ho letto il libro di Carla e - come da titolo, appunto - ne sono rimasta folgorata: non solo racconta quella vicenda con gli occhi di una madre, quindi con sofferenza e rabbia, ma è pure - con l'aiuto di Capponi - una ricostruzione della storia di quei tempi. Credo che certe pagine di questo Paese non si possano archiviare, anche considerando che alcune delle persone citate nel libro adesso stanno al governo». Rosso vivo è dunque una lettura drammatizzata, in cui Magrini interpreta Carla. «Lei stessa - aggiunge AttriceContro - mi ha aiutato nella costruzione del personaggio. Per questo progetto ho avuto l'occasione di conoscerla, sono stata a casa sua. E' una donna incredibile, da cui bisogna imparare, imparare, imparare. Penso che un evento del genere ti distrugga, ma lei, invece di piangersi addosso, per scoprire la verità ha tirato fuori una forza che deve essere d'esempio». Lo spettacolo mette in scena una parte del libro: «riporto Carla, le sue emozioni, il rapporto con questo strappo, e poi - conclude l'autrice/attrice - mi sono soffermata anche sul dossier. Nell'indagine sull'omicidio sono spariti dei reperti, e il famoso dossier di Valerio, di cento pagine, quando fu riconsegnato ne contava la metà. Lui era un appassionato di fotografia, e alla madre non hanno restituito parte di quel materiale dicendole che le immagini erano sfocate. Delle assurdità, tanto enormi da farle scrivere spesso, nel testo: «da noi, su Marte...». Per rimanere invece saldamente sul pianeta Terra, Rosso vivo sarà in scena stasera 14 e domani, lunedì 15 a Roma, al Teatro dell'Orologio (via de' Filippini 17/a).


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Valerio Verbano: Sia folgorante la fine