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La madre di Verbano ad Alemanno ``Per ricordare Valerio levati la celtica``
Giovanna Vitale
Fonte: la Repubblica, 9 gennaio 2009
9 gennaio 2009

ROMA - Ogni giorno ha la sua croce. Celtica, nel caso del sindaco Alemanno: nascosta sotto camicia e cravatta, non se ne separa mai. «Per me è un simbolo religioso» disse un paio d´anni fa mostrandola in tv. «La porto anche in ricordo dei miei amici persi». Uno soprattutto: Paolo Di Nella, militante del Fronte della Gioventù alla quale appartenne, trucidato dai "rossi" nell´82.


È da allora che Alemanno la indossa: nell´aprile scorso rivelò di averla fatta persino benedire al Santo Sepolcro, «durante il viaggio che ho fatto in Israele nel 2003». Ma forse, per un giorno, dovrà rinunciarvi. Gliel´ha chiesto la madre di Valerio Verbano, lo studente di sinistra freddato dai Nar nel suo appartamento il 22 febbraio dell´80: «L´unica richiesta che vorrei rivolgere ad Alemanno è quella di venire all´anniversario per la morte di Valerio senza la croce celtica che ha al collo», lo ha pregato ieri la signora Carla, dopo aver incassato il suo sì a partecipare alla cerimonia. Un appello che però non ha ricevuto risposta. «Di questo Alemanno non parla - ha tagliato corto il portavoce - . Sono cose troppo personali».


D´altra parte, che la croce celtica sia un particolare sul quale il sindaco preferisce sorvolare è noto alle cronache. Era il maggio 2006, piena campagna elettorale contro Veltroni, quando alle Invasioni Barbariche Daria Bignardi gliene chiese conto, invitando a mostrala: «Rappresenta un modo di essere del cristianesimo nella fase celtica», la gelò lui, provando a resistere. Una spiegazione a metà: perché se è vero che si tratta di un simbolo del cattolicesimo irlandese che, nelle sue radici indoeuropee, è connesso all´esoterismo solare e alla cultura druidica dei celti, è anche vero che, introdotta dalla Jeune Europe, la croce circolare fu subito adottata dai movimenti neofascisti e neonazisti. Messa al bando da Almirante nel '78, mantenuta in vita dai rautiani della tradizione evoliana, più tardi approdò fra gli ultrà del calcio sino alla legge Mancino del '93 che la dichiarò illegale.


Durante quell´intervista, comunque, Alemanno - sia pur molto mal volentieri - sbottonò la camicia e fece vedere il ciondolo. «Lei mi sta facendo una violenza» disse subito, glaciale. E, dopo, a telecamere spente: «Io l´ho mostrata ma la Bignardi non avrebbe dovuto chiedermelo».