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Morì durante l'arresto con 12 costole rotte... per il Pm gli agenti non sono colpevoli
Michela Allegri
Fonte: Il Messaggero, 2 luglio 2012
2 luglio 2012

Non sono stati i quattro poliziotti che lo immobilizzarono e gli fermarono i polsi con le manette a uccidere Luigi Federico Marinelli, deceduto nel settembre dello scorso anno dopo una lite con la madre. È questo il parere della procura di Roma, che nei giorni scorsi ha chiesto l'archiviazione del procedimento.

Perché "l'attività investigativa e quella medico legale svolte non hanno consentito di individuare condotte attribuibili a terzi quali cause che hanno cagionato la morte di Luigi Federico Marinelli", così scrive il pubblico ministero Luca Tescaroli nella richiesta di archiviazione presentata al gip.

I quattro agenti erano indagati per omicidio colposo: Marinelli, 49 anni e affetto da schizofrenia, era deceduto dopo il loro intervento. Era stata la madre di Luigi a chiamare il 113, per placare una discussione scaturita da una richiesta di denaro. E proprio lei aveva poi raccontato agli inquirenti, insieme al figlio Vittorio, quello che era successo.

Erano entrambi testimoni oculari e non avevano scordato nemmeno un dettaglio: la faccia di Luigi schiacciata contro la porta, il suo corpo immobilizzato, il viso che diventava cianotico. Ma soprattutto, ricordavano quelle manette d'acciaio strette intorno ai polsi. Impossibili da aprire, perché gli agenti non avevano una copia delle chiavi.
"Questa condotta dovrebbe essere approfondita - ha dichiarato l'avvocato Antonio Paparo, che difende i familiari di Marinelli e ha già presentato opposizione alla richiesta di archiviazione - perché gli hanno messo le manette se non avevano le chiavi per aprirle?"
Con i risultati dell'autopsia tra le mani, i familiari avevano denunciato i quattro poliziotti. Il corpo di Marinelli era martoriato: dodici costole spezzate, un'emorragia interna e il fegato spappolato. Tutto questo, insieme al risultato della perizia di parte che confermava la morte per soffocamento, sembrava abbastanza almeno per ottenere una richiesta di rinvio a giudizio. Ma la procura non la pensa così. Perché dalla consulenza disposta dal pm risulta invece che quelle lesioni siano da attribuire "alle manovre di soccorso e rianimazione": un massaggio cardiaco effettuato con "eccessiva veemenza" e da persone "non addestrate adeguatamente".
I periti nominati dal pm parlano anche di "stato di delirium eccitato (excited delirium)", uno stato estremo di eccitamento fisico e psichico, provocato dalla patologia psichiatrica e dalle sostanze stupefacenti, ma anche dai farmaci che Marinelli aveva assunto. Sarebbe stata questa condizione a provocare lo scompenso cardio-respiratorio che ha causato il decesso.
La condotta dei poliziotti "non risulta aver prodotto soffocamento o eventi traumatici idonei a cagionare la morte", concludono i consulenti. "È un'assurdità, una follia - commenta invece l'avvocato Paparo - è morto soffocato perché gli sono saliti sulla schiena. E comunque quella dell'"excited delirium" non è di certo una buona scappatoia: è una patologia ancora discussa, non può esimere dalla colpa di aver agito in modo eccessivo. La stessa giustificazione era stata utilizzata anche dai difensori degli agenti condannati per aver massacrato di botte Federico Aldrovandi".