Il giudice istruttore francese Sandrine Andrè, che segue il caso di Daniele Franceschi, il viareggino morto il 25 agosto scorso a 36 anni nel carcere di Grasse, ha impartito alla polizia giudiziaria istruzioni per cercare il diario e altri scritti dell'uomo.
Lo riferiscono gli avvocati della famiglia Franceschi, Maria Grazia Menozzi e Aldo Lasagna, aggiungendo che lo stesso giudice ha incaricato la polizia di interrogare dirigenti e personale di custodia più membri dello staff sanitario del carcere, cioè medici e infermieri intervenuti quando Daniele Franceschi si sentì male e poi morì. Gli avvocati ne hanno parlato dopo l'interrogatorio in cui stamani il giudice Andrè ha sentito la madre del detenuto, Cira Antignano, ascoltata come persona offesa. Il giudice istruttore di Grasse deve stabilire le cause della morte di Franceschi e decidere se incriminare o no gli eventuali, presunti responsabili del suo decesso. Daniele Franceschi era in carcere perché accusato di aver usato una carta di credito falsa. "Il giudice Sandrine Andrè ha chiesto alla madre che impressioni aveva avuto sulla condizione del figlio in carcere e se sapeva che cosa contenesse il diario, se vi fossero contenute confidenze personali o ancora altro - hanno detto i legali - A questo proposito il magistrato ha detto di aver ordinato nuove ed immediate ricerche, anche da farsi nella cella e nel carcere, per rintracciare il diario ed altri effetti personali". Sempre dall'interrogatorio è emerso che sono stati posti sotto sequestro strumenti sanitari usati durante il soccorso al detenuto. Tra questi - riportano sempre i legali - un defibrillatore, che addirittura sarebbe andato in tilt nella circostanza del soccorso e che uno degli infermieri peraltro non avrebbe utilizzato in modo idoneo. Cira Antignano è stata sentita due ore. La donna era accompagnata da quattro avvocati, i due italiani e altri due francesi, i quali hanno chiesto che fosse verbalizzata la sua richiesta affinché le autorità transalpine conservino adeguatamente gli organi prelevati dal corpo del detenuto. Ciò, è stato spiegato, in modo da consentire al medico legale incaricato dalla famiglia di svolgere al meglio l'autopsia.